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Ott 31

Diario di bordo: report dei primi giorni d’occupazione

Posted on lunedì, ottobre 31, 2011 in comunicati

I bambini giocano a nascondino al piano terra, corrono in lungo e in largo, trovano rifugio in un frigorifero recuperato, dietro un mobile in ferro in stile “burocrazia della Prima Repubblica”, poi utilizzano le sedie dopo un’affollata assemblea per fare delle navicelle.
La loro gioia ti ripaga lo sbattimento di questi giorni, e da un senso in più a questa occupazione e a ciò che potrà essere, per rubare le parole al poeta: l’arco del tiranno si è spezzato a terra, con ciò che resta i bambini ci costruiscono case per giocare.
Ci siamo presi una casa per abitare e per giocare, per vivere e lottare. Tutto qui.

Uno stabile vuoto del Demanio, se si escludono i piccioni o le persone che ci hanno transitoriamente trovato rifugio, da almeno cinque anni lasciato al degrado.

In questo sistema si lasciano marcire i frutti sugli alberi, si mandano i libri al macero, si vogliono costruire grandi opere che sono costose, inutili e devastano il territorio, sottraendo risorse alla collettività, si lasciano edifici sfitti.

Intanto la facciata era stata rifatta per il G8 del 2001, ai potenti si sa, soprattutto a quelli nostrani, piace la chirurgia estetica.
Qualche anno più tardi le associazioni e gli abitanti sono stati mandati via, con la scusa dell’inagibilità.
Intanto l’edificio si lascia vuoto, sperando che i prezzi degli immobili lievitino.
Facciamo un’ipotesi un po’ “ingarbugliata”.
Prima o poi, in procinto di essere venduto ad un privato, un solerte personaggio di un qualche ente preposto alla tutela del patrimonio immobiliare pubblico (e la sua consorteria) a cui sarebbe stato dato un incarico importante di una neo-nata agenzia per la valorizzazione del centro storico, lo avrebbe venduto a qualcuno che rientrava nella rete dei suoi interessi, speculandoci sopra, e facendo fare magari i lavori a spese della collettività, intascando i soldi e affermando il suo ruolo in questo business.
Stiamo forse fantasticando troppo, forse?
Be’ diciamo che leggiamo solo la cronaca, e come azione preventiva abbiamo occupato, visto che la crisi del debito la vogliono risolvere anche svendendo tutto ciò che rimane del patrimonio pubblico.

Per la tutela di tutti coloro che transitano nella casa occupata, ci stiamo adoperando per fare si che i consigli datici da architetti e ingeneri solidali che stanno visionando in questi giorni l’edificio, e che non hanno rilevato motivi per non rendere usufruibile lo stabile, possano dare luogo ad un più corposo dossier tecnico e facciano emergere le vere ragioni dello sgombero.
L’occupazione è anche un’operazione di trasparenza.

Adesso rendiamo vivibile il piano terra, stiamo attrezzando una cucina, un punto informatico, una biblioteca con ciò che riusciamo a recuperare e ciò che ci viene donato.

In questi giorni l’entusiasmo era palpabile, molti sono venuti a dare una mano, a iniziare a far vivere il posto come qualcosa di tutti: una scopa in mano, un tavolo spostato, qualcuno porta da mangiare, altri da bere…
Si socializzano le competenze per superare le debolezze e l’arte dell’improvvisazione: elettricisti, idraulici, cuochi e artisti, abbiamo bisogno di tutto se vogliamo essere tutto, e l’autogestione è una bella palestra.
Vengono fuori le prime idee, passanti e vicini chiedono, alcuni entrano, qualcuno visita l’intero stabile e si ferma a parlare: il rispetto reciproco e il rapporto umano non mediato sono la forma in cui vorremmo relazionarci a tutti.
La base costitutiva dell’occupazione è il rispetto degli abitanti del quartiere, principio che si è consolidato dialogando con le persone che si sono avvicinate.

Il consenso riscosso è per ora un pugno nello stomaco a chi sta già preparando il terreno, giornalisti in primis, per un eventuale sgombero.
Non ci siamo presentanti con un pacchetto di proposte pre-definito, né con una ricetta per mandare avanti le cose, ma solo con un orientamento comune e qualche “paletto”, certo le idee non mancano, ma è il nostro bisogno di relazione, di costruzione collettiva, di sperimentare ora ciò che può essere poi, che ci preme si sviluppi.
Emerge anche il bisogno abitativo, come una pubblica piaga malcelata, tenuta nascosta dai media, potremmo essere d’esempio, altri già lavorano da mesi in questa città in questo campo, del resto, si dice, ci sono qualcosa come 11.000 alloggi sfitti, e l’esigenza di una casa cresce e si fa trasversale a livello generazionale, come l’esigenza di coniugare il bisogno abitativo con la necessità di uno spazio di socialità.
Si sa, mettere il dito in un nervo scoperto dell’attuale organizzazione sociale fa breccia nei cuori e nelle menti di molti, si scopre piaga dopo piaga e la maniera di curarle collettivamente.
Scriveva qualcuno: Il sociale è un sistema di piaghe autentico, totalmente superficiale.

Ci siamo presi questo stabile per tenercelo, consci di una sensibilità sociale diffusa che può essere colta in tutte le sue potenzialità solo con l’azione pratica come sbocco per affrontare di petto la crisi.
Non abbassiamo la guardia, ma siamo consci che la migliore strategia di difesa di ciò che ci siamo presi sta nell’allargare e nell’intensificare la partecipazione a questo progetto o la sua possibile riproducibilità in questa città e non solo.
Abbiamo voglia di confrontarci con tutti singoli e gruppi di individui che vogliano relazionarsi costruttivamente con noi.
Abbiamo la nostra abbondante dose di rabbia e determinazione da riversare contro coloro che contribuiscono a fare si che la nostra vita sia sempre più abbruttita dalle necessità di una sopravvivenza sempre più stentata.
Alcuni si affannano inutilmente a pensare come salvare questo sistema, noi semplicemente vogliamo abbatterlo.
Dolce ricordo, sempre più attuale, alla memoria appare
Una canzone che non invecchia:
Colpisci il passato al cuore
Le illusioni di sempre
Abbatti il futuro, se non ti appartiene.

Per tutte/i coloro interessate/i a sviluppare progetti comuni dentro la casa occupata l’appuntamento è mercoledì 2 novembre alle ore 18.00 in via dei Giustiniani 19.

Ott 29

Una risposta alla crisi. Un primo passo vestro i nostri desideri

Posted on sabato, ottobre 29, 2011 in comunicati, locandine, primo piano

Questa mattina è stato occupato uno stabile di più piani al civico 19 di via dei Giustiniani nel centro storico a genova.
L’edificio è del demanio ed era disabitato da svariati anni. L’occupazione vuole essere un modo di coniugare l’esigenza abitativa di alcuni degli occupanti con la necessità di avere un posto pubblico di cui il quartiere può tornare ad usufruire.
Domani domenica 30 ottobre alle ore 16.00 si terrà un’assemblea pubblica.
Di seguito il testo del volantino distribuito…

29 ottobre 2011. Abbiamo occupato uno stabile in via dei Giustiniani 19.
Abbiamo occupato perché abbiamo bisogno di case, di luoghi in cui vivere dignitosamente, perché siamo stanchi di buttare i nostri miseri stipendi in affitti indecenti. Perché il modo in cui ci costringono a inseguire la nostra sopravvivenza, soli e isolati, è la maniera migliore per impedirci di essere solidali, di organizzarci per rendere le nostre vite qualcosa di bello.
Siamo uomini e donne diversi per età e percorsi di vita, ma uniti da bisogni concreti molto simili e dalla comune volontà di organizzarsi per soddisfarli.
Abbiamo occupato perché abbiamo bisogno di spazi in cui costruire ciò che non abbiamo: un luogo di incontro dove costruire rapporti di mutuo appoggio, un ambito in cui discutere e divertirsi, uno spazio per noi e per il quartiere, per mangiare e per studiare, per adulti e per bambini, uno spazio di tutti coloro che lo vivono e lo sentono proprio.
Vogliamo uscire dagli ambiti classici della “politica”, dai suoi linguaggi ideologici, dai suoi dogmatismi.
Siamo qui perché vogliamo opporci al richiamo costante alla guerra tra poveri, all’erosione continua della comunità umana, quella comunità che è l’unico soggetto in grado di resistere e porre le basi di un’esistenza “altra”, viva, solidale, quella comunità che si crea quando gli uomini e le donne si occupano direttamente di ogni ambito della loro vita, quando provano a vivere liberi. Insieme.
Siamo qui per provarci ancora una volta, per ricominciare da quello che siamo e da quello che vorremmo essere.

Lo spazio è aperto da subito, siete tutti invitati, portate quello che pensate possa essere utile.

Sabato dalle 18.30 aperitivo musicale.

Domenica dalle 16.00 merenda – assemblea pubblica.