Non leggere questo manifesto

sfondo_vintageSe pensi che tutto sommato vada bene così, e di conseguenza pensi che vada bene a tutti…
Se la trivella o il mostro commerciale non ti danno fastidio, a meno che non siano nel tuo giardino…
Se è giusto protestare, ma entro certi limiti… Se hai rinunciato al sogno…

NON LEGGERE QUESTO MANIFESTO

Nella vita reale valgono i soldi, o l’accondiscendenza verso chi i soldi li ha. Questo è il potere, questa è l’essenza in una società capitalista. Tanto più quest’ultima è forte, tanto più  è in grado di dispiegare le forze atte a conservarla: da un lato con  la rassicurazione e la sedazione sociale, dall’altro con la repressione di qualsiasi forma di opposizione, così da realizzare ogni suo piano. Ogni riforma che riguardi il mondo del lavoro, ogni intervento sul territorio, ogni norma riferita alla vita sociale segue la bussola dell’accumulazione e della conservazione da parte di pochi a danno di molti.
Chi realmente si oppone agli scempi ambientali, ad una vita scandita dagli orari di lavoro, a rapporti basati sull’interesse, cioè a una vita sempre più frustrante, sempre più disumana, si trova ad avere a che fare con un sistema repressivo feroce che rinvigorisce isolando gli oppositori.
Gli organi di stampa ci dicono che le grandi opere, i centri commerciali, le leggi razziali, gli stadi “sicuri” sono necessari, che sono necessari i sacrifici dei lavoratori e delle lavoratrici, che non siamo guerrafondai, ma buoni guardiani della democrazia: in tanti crediamo che non sia così, e quindi ci attiviamo per resistere e contrattaccare.
Allora la democrazia mostra il suo vero volto e rispolvera, non a caso, leggi in voga nel periodo fascista: travisamento, resistenza, interruzione di pubblico servizio, devastazione e saccheggio, e clandestinità diventano reiterate denunce, atte a minare la coerenza di persone non rassegnate con la minaccia, o meglio la promessa, di una limitazione della libertà, amato bene. Con l’aiuto delle moderne tecnologie, presunte rappresentanti della neutralità (sic), e la regia esclusiva della polizia scientifica, qualsiasi fotogramma di un filmato, interpretato da una sbirresca regia di parte, può essere usato per affibbiare un’ampia scelta di ipotetici reati, da scoreggia in luogo pubblico fino all’associazione sovversiva,  a discrezione digos, testimone servile di un qualunque ambizioso procuratore di turno.
La strategia della reazione è  semplice, elementare, Scolastico !
Assume i toni della persecuzione: abbassare e allargare lo spettro dei reati per caricare di denunce, individuali o associative, compagne e compagni che attivamente si mettono in gioco per ostacolarne l’avanzata, paventare anni e decenni di carcerazioni con l’obbiettivo di fare terra bruciata intorno ai soggetti più determinati. La repressione non si fa scrupoli di sorta, si arma di tutti gli strumenti necessari a salvaguardare il profitto e basta. Vogliono fare affari ed arricchirsi indisturbati.
Per difenderci e contrattaccare, per continuare ad essere sabbia negli ingranaggi di questa disgustosa piovra dobbiamo anche noi attrezzarci: le nostre armi siano la presenza, l’agitazione, la solidarietà. Dare continuità alle azioni e alle manifestazioni, presenziare ai processi, informarsi e informare, creare reti e collegamenti, stringersi attorno a prigioniere e prigionieri, fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per liberare tutti e, infine, vincere.

Rassegnazione e disillusione sono parte importante dell’intersecamento delle complicità che il capitalismo tesse attorno a sé. Torniamo a scalare il cielo. Su la testa.

RETE GENOVESE CONTRO LA REPRESSIONE

 

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Il 7 agosto 2012, dopo la visita del ministro degli interni e il vertice sulla sicurezza in prefettura, tenutosi solo che qualche giorno prima in città, con un ingente schieramento di battaglioni antisommossa e decine di agenti e funzionari della Questura genovese e della DIGOS, viene sgomberato con la forza lo stabile di Via dei Giustiniani 19, in centro storico, occupato e riaperto alla città dal Novembre 2011.

Passano alcuni mesi in cui, coraggiosi e intrepidi, nel centro storico, e non solo, riprendono i tentativi e i percorsi di occupazione e emancipazione decisi a non chinare mai la testa.

Si arriva così al 12 dicembre 2012.

In tale data 13 persone ricevono la notifica di reati vari, dei quali si ritengono responsabili, con relativi provvedimenti: due denunce a piede libero, 4 arresti domiciliari e 7 obblighi di duplice firma giornaliera, per la mobilitazione del 7 agosto dello stesso anno.

Tali misure vengono loro imposte non in quanto “sanzione” dei presunti reati commessi, ma come “prevenzione” di presunti reati ancora da compiersi: si tratta, infatti, di misure cautelari preventive, disposte per impedire la reiterazione del reato e per “sorvegliare e punire” coloro che dimostrano di avere un comportamento che non può essere “corretto” altrimenti.

Così un sostituto procuratore aggiunto, quantomeno discutile, sul terreno della medesima legalità che egli dichiara di difendere, e una pregiudiziale GIP, al cui equilibrio mentale risulta difficile credere, tentano un nuovo e fantasioso balzo in avanti nelle loro carriere, certo non invidiabili visto il ruolo e il mestiere che ricoprono.

E così come a Genova, dallo scorso autunno in poi, in città come Milano, Torino, Roma, Napoli, e non solo, si registrano per studenti, lavoratori e oppositori del sistema in generale, accuse pretestuose, denunce, obblighi e misure preventive, spesso arresti. Al di là delle possibilità scarse e residuali del garantismo e del diritto, questo quadro, che tende a crescere e a colpire sempre più persone in ogni ambito sociale e relazionale, è la conferma delle difficoltà enormi in cui annaspa tutto il sistema dell’attuale organizzazione sociale, nonostante le reiterate parate elettorali e le continue mistificazioni a copertura del lavoro continuo e costante degli apparati dello stato, anche tramite il rispolvero e l’attualizzazione dei famigerati TULPS e Codice Rocco, di epoca fascista, per azzerare e mettere a tacere qualsiasi pensiero critico e per reprimere qualsiasi opposizione fin dai primi bagliori.

Le misure di cui parliamo, seppur attenuate e riformulate, a Genova, sono tuttora in applicazione e occorre perciò, ora più che mai, non abbassare la guardia e rilanciare prospettive di lotta, di resistenza e di offensiva, ricomporre così in rete la solidarietà tra sfruttati e oppositori, lasciandosi  alle spalle incertezze e lamentele e re-immaginare i nuovi orizzonti della libertà.

 

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